Siamo felici di condividere un importante aggiornamento dal Progetto E.M.M.A., di cui la nostra cooperativa è l’ente capofila. L’articolo che segue è stato pubblicato sul blog di “Percorsi con i Bambini” e racconta i primi passi sul campo della nostra Unità di Strada multiprofessionale.
Quando si parla di “lavoro di strada”, spesso si pensa a qualcosa di eccezionale o complicato, ma per noi, che ci siamo appena messi in cammino, è stato innanzitutto stare nei luoghi reali dove i ragazzi stanno davvero. Non dove noi adulti immaginiamo che dovrebbero stare, ma dove scelgono di stare loro.
Siamo partiti piano, con pochi accessi e molta osservazione: campetti, parchi, passeggiate a mare, zone di ritrovo spontanee. A volte non c’era nessuno, ed è stato comunque utile: anche l’assenza racconta qualcosa. Racconta di orari, stagioni, abitudini che si spostano altrove — per esempio al mare, nei bagni, la sera nei parchi dopo le 21.
Poi sono arrivati i primi contatti. Due ragazzi incontrati al campetto dell’Enel a Chiavari ci hanno raccontato delle loro giornate, dei luoghi in cui si ritrovano, di come si sono conosciuti online e si stavano vedendo dal vivo per la prima volta. Hanno parlato di informatica, di sicurezza in rete, perfino di azioni “da hacker” contro siti pedopornografici. Un linguaggio diretto, non filtrato — ma è proprio lì che si sente il mondo in cui si muovono: tra online e offline, tra appartenenza e bisogno di farsi ascoltare.
Da loro è emersa una frase che dice molto: “Dipende da chi cercate, quelli bravi o quelli meno bravi?” Una frase semplice ma potentissima: racconta come i ragazzi percepiscono i confini invisibili che li dividono, i ruoli che sentono addosso, i giudizi che li accompagnano.
Col tempo, i volti cominciano a ripetersi. Un ragazzo già incontrato, A.D., ci racconta delle abitudini del gruppo: “di giorno siamo al mare, la sera al parchetto, dopo le nove”. Propone lui stesso un torneo di calcetto. Non è un dettaglio: quando è un ragazzo a proporre qualcosa, vuol dire che uno spazio di fiducia si è aperto.
In parallelo, si impara a leggere quello che accade intorno: dinamiche tra gruppi, presenze adulte da osservare con attenzione, luoghi che diventano punti di ritrovo stabili. Anche queste osservazioni sono parte importante del lavoro: la strada è fatta di segnali piccoli ma significativi, che se messi insieme raccontano il territorio meglio di qualsiasi report.
L’esplorazione è arrivata fino a Casarza, dove gli spazi erano vuoti: anche questo è un dato. A Lavagna, invece, alcuni ragazzi si sono fermati a parlare e hanno lasciato i contatti per costruire insieme un torneo di basket. Un passo semplice, ma concreto.
Per noi, l’Unità di Strada di EMMA significa proprio questo: una presenza leggera ma costante nei luoghi della vita quotidiana dei ragazzi. Vuol dire esserci senza invadere e guadagnarsi la fiducia, non pretenderla. Vuol dire rispettare i tempi degli altri, non imporre i nostri.
Il nostro lavoro di strada serve a rafforzare la presenza educativa nei luoghi informali, non sostituendosi a nessuno ma integrandosi con ciò che già c’è – come il lavoro prezioso del progetto Palla in Centro (PIC) – e collegandosi con i Centri Giovani, la scuola e i servizi. Perché non è solo “andare per strada”: è tenere aperto un canale di fiducia per chi non verrebbe mai spontaneamente a cercarci.
Vuoi leggere l’articolo integrale e l’esperienza completa dell’équipe E.M.M.A.?
Trovi il testo completo sul blog ufficiale di Con i Bambini Impresa Sociale:
https://percorsiconibambini.it/emma/2025/11/26/lunita-di-strada-multiprofessionale-la-fiducia-che-si-costruisce-stando-dove-i-ragazzi-sono-davvero/