Tre settimane di innovazione, scoperta di sé e, soprattutto, di condivisione. Si è concluso il 10 luglio il campo Tre settimane di innovazione, scoperta di sé e, soprattutto, di condivisione. Si è concluso il 10 luglio il campo estivo del progetto “Road Map”, un’iniziativa che ha trasformato l’inizio dell’estate per sedici ragazzi delle scuole secondarie di primo grado dell’IC Della Torre e dell’IC Chiavari 2.
Il progetto, di cui siamo capofila, è stato selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini all’interno del bando “Vicini di scuola 2”. Dal 22 giugno, abbiamo accompagnato i giovani partecipanti in un percorso intensivo pensato non solo come momento di svago, ma come un vero e proprio laboratorio di crescita e orientamento.
Al centro delle attività che abbiamo proposto ci sono stati laboratori mirati all’orientamento e al problem solving cooperativo, con un forte accento sulle discipline STEM. I ragazzi non si sono limitati ad apprendere passivamente, ma si sono messi in gioco in prima persona:
- Creazione di robot: hanno ideato, assemblato e programmato robot personalizzati, dotandoli di caratteristiche tecniche e funzionali pensate da loro stessi per superare specifiche sfide.
- Musica ed elettronica: l’innovazione ha toccato corde creative e inaspettate con il laboratorio in cui i ragazzi hanno letteralmente suonato con la frutta. Attraverso schede di interazione tattile, banane, mele e basilico si sono trasformati in vere e proprie tastiere musicali interattive, unendo principi di coding, circuiti elettrici e pura creatività.
Oltre alle competenze tecniche e logiche, abbiamo voluto puntare fortemente sull’espressione emotiva. Attraverso un laboratorio rap, i giovani hanno esplorato la metrica, il ritmo e la scrittura creativa per raccontarsi. La musica urban è diventata il linguaggio privilegiato per dare voce ai propri pensieri, permettendo ai ragazzi di trasformare il proprio vissuto quotidiano in un’esperienza artistica e narrativa condivisa con il gruppo.
In un contesto spesso denso di stimoli e attività, i ragazzi ci hanno espresso una necessità fondamentale, che abbiamo saputo accogliere e valorizzare: il bisogno di rallentare.
All’interno delle giornate abbiamo strutturato e garantito i cosiddetti momenti “chill”, come amano definirli gli stessi adolescenti. Non si è trattato di semplici pause o tempi morti, ma di fondamentali spazi di decompressione e di ascolto. In queste parentesi di tranquillità, i ragazzi hanno trovato un ambiente sicuro per allentare la tensione, confrontarsi spontaneamente tra pari e dialogare con i nostri educatori, sedimentando a livello emotivo le scoperte fatte durante i laboratori.